Alessandro Rossi

Custom leather hats

CUSTOM LEATHER HATS…and more

    IO NON PORTO IL CAPPELLO

    Perché il cappello manifesta la parte più intima ed artistica di me

    DISCORSI IN SOSPESO

    Temporaneamente revocato o interrotto; rinviato. Pendente verso il basso

    FEDORA

    Oggi lo associamo all’eleganza maschile del Novecento, ma il Fedora nasce in realtà come cappello da donna. Il suo nome viene dalla commedia Fedora di Victorien Sardou (1882), portata a Broadway nel 1889: sul palco, l’attrice Sarah Bernhardt indossava un cappello che divenne presto simbolo femminista e di moda.

    Negli anni Venti il Fedora conquista tutti, superando la Lobbia e imponendosi come modello unisex. Con Hollywood diventa poi un accessorio tipicamente maschile, grazie a icone come Humphrey Bogart e personaggi celebri quali Al Capone, Fellini..

    Dal cinema ai miti pop – da Indiana Jones ai Blues Brothers fino a Freddy Krueger – il Fedora resta un simbolo intramontabile, anche se la sua popolarità cala dagli anni Sessanta con le nuove mode giovanili.

    AMERICAN CIVIL WAR HAT



    PORK PIE HAT

    IL VIAGGIO DEL PORK PIE

    Gli inizi: anni 1830-1865
    Il pork pie hat nasce come cappello femminile, indossato dalle donne britanniche e americane tra gli anni 1830 e la metà degli anni 1860. Piccolo, rotondo, con una corona bassa e piatta o leggermente a cupola, spesso decorato con nastro, cordoncino o piuma. Talvolta soprannominato “bordo taccagno” per la ristrettezza dell’orlo, il suo nome deriva dalla somiglianza con le pork pie. Realizzato in paglia, feltro, cotone o seta, il cappello divenne ben presto un dettaglio di stile che non passava inosservato. Poco dopo, la moda maschile del Regno Unito lo adotta, segnando l’inizio della sua storia lunga e affascinante.

    Gli anni ruggenti: 1920-1940
    Negli Stati Uniti degli anni ’20, il pork pie hat diventa un simbolo di personalità grazie a Buster Keaton. L’attore del cinema muto lo indossa con il suo stile unico, contribuendo a diffonderlo e persino a reinventarlo: Keaton stesso crea oltre mille varianti di borsalini con cupola abbassata. Negli anni della Grande Depressione, il cappello cresce leggermente in altezza e riacquista la caratteristica tesa floscia; i cappellai lo soprannominano “corona telescopica”, regolabile all’occorrenza. Fra gli amanti del pork pie, nomi come Frank Lloyd Wright e il sassofonista Lester Young lo rendono iconico. Young, in particolare, entra nella leggenda grazie al brano “Goodbye Pork Pie Hat” di Charles Mingus. Durante gli anni ’40, il cappello diventa parte integrante del completo zoot suit e conquista anche la Nuova Guinea.

    Dopoguerra e revival
    Dopo la Seconda Guerra Mondiale, il pork pie hat perde un po’ di popolarità, ma resta vivo nei circoli jazz, blues e ska afroamericani. Indossatori come Art Carney e Joaquín Monserrat continuano a portarlo con la stessa eleganza di Keaton. Negli anni ’60, i Rude Boy giamaicani rilanciano il cappello nel Regno Unito, influenzando le subculture mod e skinhead. Negli anni ’70 il pork pie cala nuovamente, ma il cinema e personaggi come Jimmy “Popeye” Doyle di Gene Hackman ne mantengono vivo il fascino.

    Il pork pie hat attraversa così quasi due secoli, cambiando volto e significato a seconda delle epoche, ma rimanendo sempre simbolo di stile, personalità e identità. Un cappello piccolo, ma capace di raccontare una grande storia.

    Cappello in crosta di pelle interamente realizzato a mano, tamponato grigio ed ingrassato.

    il disegno è realizzato con incisione laser e colorato a mano.la fascia per il sudore in fodera di maiale al naturale

    the first hat

    Cappello in cuoio concia vegetale interamente realizzato a mano.

    Da sempre la curiosità per i materiali, le arti e l’affascinazione per i manufatti artigianali

    TOP HAT

    Cilindro in pelle concia vegetale stile western tamponato ed interamente realizzato a mano

    Creare un cappello…
    Non solo un cappello!
    Un gesto, un atto, un piccolo miracolo di materia e mente.

    Entrare in sintonia,…
    Scoprire la persona, non per ciò che dice, non per ciò che mostra…
    Ma per ciò che immagina, per ciò che osa, per ciò che ancora non osa!

    Immaginarla…
    Non come appare, non come si crede…
    Ma come potrebbe essere, come potrebbe raccontarsi, come potrebbe liberarsi.

    Permetterle di esprimersi!
    Ogni piega, ogni curva, ogni sbavatura del tessuto
    è voce, è gesto, è segreto rivelato.
    Il cappello diventa voce, diventa sguardo, diventa possibilità.

    TRILBY

    Entriamo nella macchina del tempo della moda. Il cappello trilby ci accompagna, piccolo, compatto, eppure testimone di decenni. Ogni piega, ogni falda, ogni inclinazione racconta storie di chi lo ha indossato.

    Anni ruggenti, jazz e ribellione
    1920. Le strade pulsano di musica jazz. I vestiti delle flapper ondeggiano sotto luci di sala da ballo. Sul capo dei musicisti, delle star del cinema, il trilby. Grigio, beige, nero… simbolo di audacia, libertà, cool. Non un semplice cappello: un atto di ribellione, un’icona di stile. Tre figure: un uomo elegante in grigio, uno in completo chiaro contro un muro di mattoni con trilby color sabbia, un terzo in giacca casual con trilby nero. Tutti segnano epoche diverse, tutti parlano senza parole.

    Dopoguerra: conforto e rinascita
    Anni ’50 e ’60. Il mondo cerca sicurezza, ritorno alla classicità. Il trilby torna, sobrio, elegante, silenzioso testimone. Artisti, scrittori, intellettuali lo scelgono, legando il cappello alla memoria e alla resilienza. Non più solo accessorio, ma dichiarazione: continuità, raffinatezza, appartenenza a un mondo che rinasce.

    DIVERTIAMOCI CON IL TRILBY!

    Revival contemporaneo: audace e senza tempo
    Oggi. Il XXI secolo, tra tecnologia e caos digitale. Il trilby resiste. Dai red carpet ai festival musicali, dalla fotografia di strada alle passerelle, la sua silhouette emerge sempre riconoscibile, audace. Il passato convive con il presente. Un piccolo oggetto, testimone di una storia lunga un secolo, continua a sorprendere, a sedurre, a parlare.

    Il viaggio del trilby è quello di un cappello che attraversa decadi, stili, vite, senza perdere la sua essenza. Sempre elegante, sempre iconico. Sempre pronto a raccontare la storia di chi lo indossa e di chi lo osserva.